La massima distanza dalla costa a cui un telefono può collegarsi dipende sicuramente dalla qualità dell'antenna e dalla sua posizione. Ma non basta... c'è un limite fisico invalicabile, che non è la curvatura terrestre...

La telefonia mobile si chiama anche “cellulare” perché è basata sulla ripartizione del territorio in celle o cellule.



Per dare il servizio al maggior numero di utenti, la dimensione delle celle non può essere troppo elevata:
– la distanza tra l’utente e l’antenna dev’essere limitata perché altrimenti il segnale sarebbe troppo debole e gli utenti più lontani non avrebbero “campo” e quindi non potrebbero far traffico.
– fare celle troppo estese significherebbe includere in ogni cella troppi utenti e diventerebbe impossibile dare il servizio a tutti dentro la stessa cella.

In un sistema di telefonia mobile, proprio perché bisogna replicare frequentemente le celle (e quindi gli impianti) sul territorio, si finisce per riutilizzare le stesse frequenze e quindi uno dei maggiori rischi è l’interferenza. Per dare un buon servizio agli utenti, ridurre l’interferenza e produrre minur inquinamento elettromagnetico, è interesse del gestore limitare al massimo la potenza trasmessa.

Da tutto questo si capisce che la rete telefonica cellulare è pensata esclusivamente per uso terrestre e non marino. Il segnale disponibile in mare altro non è che quello irradiato dalle celle più vicine alla riva del mare, ma sempre in un'ottica di servizio sulla terraferma.

Ma il limite invalicabile è dato dal sistema di funzionamento. Il protocollo della rete cellulare opera in divisione di tempo: ogni telefono utilizza la frequenza di collegamento per una frazione del tempo, trasmettendo e ricevendo il segnale durante brevi impulsi, chiamati pacchetti, con frequenza di ripetizione di qualche centinaio al secondo. Perchè? Perchè la cella deve servire più utenti contemporaneamente, e la frammentazione è così veloce che non ce ne accorgiamo. Esattamente come in tutte le reti dati. Entra allora in gioco un sistema molto sofisticato di temporizzazione dei pacchetti, dove i microsecondi hanno il loro peso.

Le onde radio viaggiano alla velocità della luce, che possiamo approssimare a 300.000 km al secondo. 30km sono percorsi in 0,1 millisecondi, oppure 100 microsecondi, e questo è il ritardo massimo ammesso dal sistema per non perdere i pacchetti e mantenere attiva la connessione.

Qualunque sia l'antenna o la potenza, 30 km sono il limite massimo di funzionamento di una cella, e nella pratica anche meno: molto spesso le onde radio non compiono un tragitto perfettamente lineare ma rimbalzano, aggiungendo ulteriore ritardo. 12-14 miglia sono il limite massimo con una certa garanzia di funzionamento, sempre considerando di avere un'ottima antenna installata, non certo il solo telefonino.

Antenna per reti 3G-4G mod. Omni 291. Permette di coprire la massima distanza ammessa dai protocolli 3G-4G